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Mi è capitato tra le mani un recente articolo del “New York Times” (Nations Called Lax in Returning Art Looted From Jews, di Graha Bowley, 10/09/2014), da cui risulta che l’Italia detiene un triste primato: è uno dei paesi che stanno impiegando minor impegno nella restituzione delle opere requisite alle famiglie ebree durante la Seconda guerra mondiale.
In una lista di circa cinquanta nazioni ci posizioniamo al fondo dell’elenco, assieme a Ungheria, Polonia, Argentina, Spagna e Russia (potete leggere il report completo – stilato dalla Conference on Jewish Material Claims Against Germany e dalla World Jewish Restitution Organization – qui).

Il giudizio degli osservatori internazionali è impietoso: “It does not appear that provenance research is taking place in Italy, nor is there a legislative background that would allow for the restitution of cultural and religious properties”. Una grave pecca per una terra che conosce molto bene il problema della dispersione del patrimonio artistico e che in questi anni sta faticosamente cercando di ottenere la restituzione di opere conservate nei principali musei del mondo, in particolare al Getty Museum di Los Angeles.

Non a caso l’articolo del “New York Times” è corredato dall’immagine del Cristo portacroce di Girolamo Romanino già alla Pinacoteca di Brera, riassegnato ai legittimi proprietari da un tribunale americano al termine di una surreale controversia giudiziaria tra Italia e Stati Uniti (potete scaricare da qui un approfondimento sulla vicenda).

(foto Steve Cannon/Associated Pres)

(foto Steve Cannon/Associated Pres)

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