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Rai 5 dedica una monografia in otto puntate a Gian Lorenzo Bernini.
La serie, scritta da Tomaso Montanari e intitolata La libertà di Bernini, andrà in onda a partire dal 7 gennaio, ogni mercoledì alle 21.15.

Ecco il comunicato stampa:

La libertà di Bernini
Una monografia in otto puntate da 52’
di Tomaso Montanari
Dal 7 gennaio, ogni mercoledì, alle 21.15, su RAI 5

Prima che Caravaggio fosse costretto a fuggire, quando ancora Annibale Carracci non era sprofondato nella sua malinconia e Rubens sembrava spalancare il paradiso stesso alla pittura, giunse a Roma colui che avrebbe esteso le loro rivoluzioni alla scultura e all’architettura, aprendo una fase nuova per la storia dell’arte occidentale.
Gian Lorenzo Bernini era nato il 7 dicembre del 1598 a Napoli, dove suo padre Pietro – che era uno scultore fiorentino, uno dei migliori dell’ultimo manierismo – lavorava per il viceré e per le principali chiese della città. Quando i ricchi cantieri aperti da papa Paolo V Borghese attirarono Pietro a Roma, suo figlio aveva poco più di sei anni. Un esordio precoce, un incontro folgorante col cardinal nipote Scipione Borghese e, subito, il successo. È nei suoi vent’anni quando fa le statue per la villa fuori porta del cardinale; ne ha 27 quando finisce uno dei più celebrati capolavori della scultura di tutti i tempi, l’Apollo e Dafne. E già attorno al 1630 la sua scultura sarà così importante e innovativa da dettare la linea anche ai pittori, e per oltre cinquant’anni.
Dal Baldacchino al Colonnato di San Pietro, dai busti ai ritratti pittorici, da Santa Bibiana a Sant’Andrea al Quirinale, dall’Estasi di Santa Teresa al corpo morente della Beata Ludovica Albertoni, nelle otto puntate seguiamo l’intero percorso artistico del padre del Barocco, scultore, pittore, architetto.
La lettura critica delle opere si integra con il contesto storico, con lo sguardo alla produzione artistica del suo tempo, con la relazione con gli spazi della città, con le testimonianze dei suoi contemporanei. Una narrazione in profondità, che trasferisce nel linguaggio televisivo le risorse della storia dell’arte e si appoggia a una fotografia che si fa indagine visiva delle opere.
L’autore, Tomaso Montanari, è sul posto, accanto all’opera, è lì per noi, per gli spettatori, e noi lo seguiamo passo passo in questo suo viaggio in otto tappe nell’arte e nella vita di Gian Lorenzo Bernini.

Regia – Luca Criscenti
Fotografia – Francesco Lo Gullo
Montaggio – Massimiliano Cecchini

La libertà di Bernini
una monografia in otto puntate

1. Gli inizi (1598-1618)
Da Napoli, dove nasce e dove riceve le prime suggestioni seguendo il lavoro del padre, a Firenze, terra d’origine dei Bernini, ricca di una tradizione scultorea che il giovane Gian Lorenzo assorbe, fino alla Roma di Paolo V Borghese, ricca di cantieri aperti, dove lavorano gli artisti che rivoluzionano il modo di fare pittura, quelli che Bernini guarda con attenzione: Annibale Carracci, Caravaggio, Rubens. Seguiamo la formazione di Gian Lorenzo, guardando le sue prime opere: la Capra Amaltea della Galleria Borghese e il San Lorenzo degli Uffizi, fino alla prima commissione di papa Borghese, il Bustino di Paolo V, che rivela ai contemporanei un grande artista, “il Michelangelo del nuovo secolo”.

2. L’esplosione (1618-1625)
Gruppi scultorei e ritratti si alternano negli anni. E Gian Lorenzo si impone sulla scena artistica. Un viaggio nei grandi palazzi romani e nelle chiese, dall’ambasciata di Spagna presso la S. Sede, dove si conservano i busti dell’Anima dannata e dell’Anima beata, a Villa Borghese, dove vediamo i grandi gruppi scultorei realizzati per il “cardinal nepote”, Scipione, a cominciare dall’Enea e Anchise. Un viaggio che ci porta fino a Londra, per ritrovare il Nettuno, realizzato per una villa che non c’è più, quella del Cardinale Peretti Montalto, e ancora a Roma, di fronte alle sue opere più celebri: il Ratto di Proserpina, il David e l’Apollo e Dafne.

3. Il padron del mondo (1623-1644)
Le api cominciano a sciamare sul cielo di Roma nel 1623, quando Maffeo Barberini diventa papa col nome di Urbano VIII. Le api sono il simbolo dei Barberini e Urbano è il papa che apre a Bernini le porte della città, facendolo lavorare prima in una chiesetta di periferia, Santa Bibiana, poi nella sua residenza romana, Palazzo Barberini; infine nella Basilica di San Pietro, dove gli commissiona il grande Baldacchino, che sovrasta l’altare e la tomba del primo apostolo; la crociera, nel cuore della basilica, dove Bernini mette in opera una grandiosa messinscena; quindi la propria tomba, che Gian Lorenzo realizza reinventando una tradizione che affondava le sue radici nel genio di Michelangelo.

4. Bernini pittore (1623-1640)
Pittura e scultura. Due facce di una stessa medaglia. Da una parte il Bernini pittore, quello degli autoritratti, dei “ritratti di nessuno”, delle storie senza azione, dove la libertà dell’artista può esprimersi in un modo spiazzante, che i contemporanei fanno fatica a comprendere; dall’altra lo scultore dei busti , dove la stessa libertà si mostra nelle facce dei potenti della terra (papi e cardinali prima di tutti), mostrati “senza sconti”, nella cruda realtà, con i difetti e le debolezze di ogni essere umano. E poi un busto, che è quasi una pittura, il ritratto di una donna, Costanza Bonarelli, la sua amante, al centro di un cruento fatto di cronaca.

5. Bernini mago (1644-1655)
Fuoco, acqua, montagne, luce. Bernini è un mago che muove gli elementi nel marmo e dà al marmo la forma e i colori della natura. Giochi di prestigio. Le piazze e le chiese di Roma come palcoscenici della vita e dell’arte. In un percorso dove la libertà dell’artista si esprime in modo imprevedibile. Una fase che comincia male, nel 1644, con l’arrivo di papa Pamphili, che sembra essergli ostile. Non sarà così, perché proprio Innocenzo X mette Gian Lorenzo in condizione di trasformare il volto di Roma, dalla Fontana dei fiumi in piazza Navona, alle rocce di Montecitorio, e di costruire nelle chiese gruppi scultorei come fossero scene teatrali: dalla Cappella Chigi in S. Maria del Popolo all’Estasi di Santa Teresa in S. Maria della Vittoria.

6. Bernini e la città (1655-1669)
La cometa di Cristina di Svezia brilla sulla Porta del Popolo; dieci angeloni planano sul ponte, di fronte alla Mole Adriana; una foresta di colonne avvolge Piazza San Pietro.
Bernini la reinventa Roma, interagisce con gli spazi, mischia le carte, confonde verità e finzione, interno ed esterno. La Cattedra piantata nell’abside di San Pietro come una visione del Paradiso; un imperatore romano, Costantino, che cavalca nei corridoi del Vaticano; un elefante, alle spalle del Pantheon, si carica un obelisco sulla groppa. Di più: Bernini disegna gli interni come se fossero spazi aperti e gioca con la luce: al centro della Sala Ducale, nel cuore del Vaticano, un gruppo di angeli bambini sventolano un ampio panneggio e la chiesa di S. Andrea al Quirinale si muove come una vorticosa spirale. Vero e falso, realtà e rappresentazione, sono ormai categorie dello spirito.

7. Bernini fuori di Roma (1655-1670)
Anche quando esce da Roma Bernini continua a giocare con le commesse di pontefici e sovrani. Un papa, Alessandro VII lo spedisce sui Castelli Romani, ad Ariccia, per farsi costruire un palazzo e una chiesa; poi lo porta nella sua città, Siena, dove l’estro di Gian Lorenzo irrompe con una cappella barocca tra le forme gotiche del duomo. Francesco I d’Este lo chiama a Modena per farsi fare un busto; Richelieu glielo chiede da Parigi, Carlo I da Londra, e gli manda un ritratto. A Carlo I Bernini il busto non lo farà, però scolpisce quello del messo che gli aveva portato il dipinto. Poi a Parigi lo chiama il Re Sole, Luigi XIV, e gli chiede di ridisegnare il Palazzo del Louvre. Per Bernini è una sconfitta ma la sua firma, in qualche modo, resta anche nel cuore di Parigi.

8. Bernini e la morte (1670-1680)
Proprio come Michelangelo. Passati i settant’anni Bernini continua a lavorare senza posa. Sono tutte visioni: che si tratti di sovrani, come Luigi XIV, cui fa una colossale statua equestre, che il Re Sole rinnega; o di sante morenti, come Ludovica Albertoni, che Gian Lorenzo stende “per sempre” tra morbide lenzuola, in una chiesa di Trastevere; oppure di ricchi borghesi, come Gabriele Fonseca, che “per sempre” vive nella nicchia di una cappella di San Lorenzo in Lucina. Per papa Chigi, di nuovo a San Pietro, disegna un monumento funebre che lo solleva su un panneggio agitato dal vento, sopra la porta dell’Aldilà, mentre uno scheletro con la clessidra ricorda a tutti che il tempo passa inesorabile. Anche per Bernini, che muore in un giorno di novembre del 1680, ma che
per i romani e per i cittadini del mondo, proprio come il Fonseca, vive per sempre.

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