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Sempre a proposito della puntata di ieri di presa diretta (di cui parlavo poco fa qui), vi segnalo questo articolo di oggi di Vittorio Emiliani che mi è appena capitato sottomano grazie alla rassegna stampa di Patrimonio Sos:

Vittorio Emiliani, Nessun grande museo è “una macchina da soldi”

Una espressione allusiva che gira molto di questi tempi riguarda il Metropolitan Museum of Art di New York ed è la seguente: “Il Metropolitan da solo incassa più di tutti i Musei italiani”. Lasciando capire che esso frutta dei bei profitti a chi lo gestisce. Una balla delle più sonore. Vediamo i dati dell’Annual Report 2014. Gli ingressi rappresentano soltanto il 10,5 % degli introiti, il merchandising il 19,57, ristoranti, parking, garage, auditorium, ecc. il 7,6. Pertanto le entrate squisitamente commerciali qui si fermano e costituiscono nel complesso il 37,7 % del totale. E il resto dei costi, come viene colmato?
Con entrate non commerciali, pubbliche e private: un 7,3 % è formato da sovvenzioni della Città di New York per guardiania, manutenzioni, riconoscimento di pubblico servizio, ecc. Poi ci sono donazioni e sovvenzioni di vario tipo molto cospicue, pari al 21,4, e contributi dei soci pari all’8,06 %. E i conclamati profitti? Zero via zero. Del resto i musei dovrebbero fare anzitutto cultura, non essere slot-machines.

Tiziano, "Danae". Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte

Tiziano, “Danae”. Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte

E per chiudere aggiungo ancora questa riflessione del direttore degli Uffizi pubblicata pochi giorni fa da Repubblica:

Antonio Natali, Uffizi sempre gratis, la ricchezza nasce dal saper accogliere 

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