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184016939-2bdfbe32-4c90-4bf3-be8a-43e80a5bc642È tornato alla ribalta – grazie ad un articolo uscito ieri sul “The Sunday Times”, il caso Bella Principessa (per chi non conoscesse tutta la storia rimando all’ultimo post di Art History News per un breve riassunto).
Il falsario inglese Shaun Greenhalgh, noto per aver truffato con le sue creazioni importanti musei, ha dichiarato nella sua autobiografia di essere l’autore del misterioso disegno su pergamena: lo avrebbe realizzato nel 1978, nel periodo in cui lavorava in un supermercato a Bolton, prendendo a modello una graziosa collega e utilizzando un supporto cinquecentesco.
Non si è fatta attendere la risposta di Martin Kemp, uno degli studiosi cui spetta l’attribuzione dell’opera a Leonardo da Vinci, che sul suo blog ha dichiarato ieri sera che la storia di Greenhalgh è assolutamente inattendibile.

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Personalmente nutro scarsa fiducia nelle attribuzioni basate su indagini diagnostiche, non perché gli esami scientifici non siano utili in assoluto, ma perché in casi come questo si rivelano elementi poco verificabili e fortemente manipolabili. La Bella Principessa è sicuramente un oggetto affascinante, ma purtroppo, nonostante sia stata mostrata al pubblico in più occasioni, le condizioni di esposizione non permettevano di analizzarla da vicino.
Sono numerosi gli studiosi che si sono espressi contro l’attribuzione a Leonardo proposta da Martin Kemp e Carlo Pedretti. Per chi vuole conoscerne le argomentazioni consiglio la lettura di questo post-fiume uscito lo scorso anno su ArtWatch UK e soprattutto l’articolo di Katarzyna Krzyżagórska Pisarek, La Bella Principessa – Arguments against the Attribution to Leonardo sull’ultimo numero di “Artibus et Historiae” (71, 2015, pp. 61-89).

Certo, il racconto di Greenhalgh così come è stato riportato dai giornali lascia qualche dubbio. Come nota Bendor Grosvenor, si tratterebbe di un falso troppo raffinato per essere stato realizzato da un diciottenne (Greenhalgh è nato nel 1961); mi sembra inoltre che l’inglese, nonostante si sia cimentato in tutte le tecniche artistiche, fosse specializzato sopratutto nella scultura e nella falsificazione di reperti archeologici.

Non si capisce poi per quale motivo il disegno abbia circolato come anonimo per decenni: Greenhalgh aveva costituito una vera e propria azienda di famiglia con l’aiuto dei genitori e del fratello, vendendo le sue opere a prezzi altissimi: perché allora non spendere il nome di Leonardo per la Principessa? La prima proprietaria nota del resto ha dichiarato che suo marito conservava la pergamena in casa almeno dagli anni cinquanta del Novecento.
La notizia è stata resa nota in occasione dell’uscita dell’autobiografia del falsario: una mossa pubblicitaria? Certo, Greenhalgh era già piuttosto famoso in Inghilterra (il Victoria & Albert Museum ha incluso alcune sue opere nella mostra The Metropolitan Police Service’s Investigation of Fakes and Forgeries, tenutasi nel 2010), ma grazie a quest’ultimo scoop il libro – tirato a 400 copie, tutte autografate… – è andato completamente esaurito in poche ore.

Il caso Bella Principessa insomma è ancora lontano dalla soluzione. In attesa di nuovi sviluppi condivido con voi questo interessante documentario della BBC sull’incredibile attività della famiglia Greenhalgh.

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